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Capitolo 3

Kirk e il giusnaturalismo teologico: la sfida della destra religiosa alla modernità

L’ascesa del mito e la postura ideologica

Al di là del rispetto dovuto a ogni vittima di violenza, lo spettacolo mediatico costruito attorno alla figura di Charlie Kirk, celebrato quasi come un santo del movimento MAGA dopo il suo assassinio nel settembre 2025, impone una riflessione che superi la cronaca politica.

Non si tratta solo di analizzare la macchina della propaganda, che abilmente costruisce miti basati sulla dicotomia vittima/carnefice e sulla celebrazione della forza. Ciò che merita un’analisi profonda è il sottile filo rosso che lega le posizioni della destra religiosa – un fenomeno in preoccupante espansione in tutto l’Occidente – a una visione del futuro che sembra voler dichiarare guerra alla modernità stessa.

Kirk, spesso percepito come un fondamentalista ottuso, da morto venne lodato per la sua propensione al dialogo. Tuttavia, a un esame attento, questa “apertura” appare l’unico elemento non violento di una postura ideologica che nella parola (il free speech), nelle premesse e nelle conseguenze, si rivela invece profondamente aggressiva.

Il fraintendimento di Kant e la Ragion Pura

Il cuore del pensiero di Kirk emerge chiaramente quando evoca l’esistenza di verità morali trascendenti, slegate dal tempo e dal luogo. In molti dibattiti, Charlie Kirk tenta di nobilitare le proprie tesi richiamando concetti che evocano, almeno superficialmente, la filosofia di Immanuel Kant.

Il filosofo di Königsberg è una colonna del pensiero occidentale proprio per aver teorizzato che la moralità non dipenda da tradizioni, sentimenti o convenienze temporali, ma da una legge universale: l’imperativo categorico.

Secondo Kant, un’azione è morale solo se può essere universalizzata senza contraddizioni e se tratta l’essere umano sempre come fine e mai come mezzo. Per Kant, le verità morali sono sì assolute, ma sono fondate sulla ragione pura, non su una rivelazione esterna.

Qui risiede il primo grande corto circuito della destra religiosa: Kirk e i movimenti MAGA prendono in prestito il concetto di assolutezza per applicarlo a dogmi religiosi e pregiudizi sociali, tradendo completamente l’autonomia della ragione propugnata dall’Illuminismo.

Mentre Kant libera l’uomo ancorandolo alla sua capacità di pensare razionalmente, la destra religiosa lo vincola nuovamente a un’autorità metafisica incontestabile.

Le radici nel Giusnaturalismo Teologico

Per comprendere davvero la matrice del pensiero di Kirk, dobbiamo guardare al giusnaturalismo, l’antica dottrina secondo cui esiste un diritto naturale superiore alle leggi scritte dagli uomini (diritto positivo). Esistono, tuttavia, due ramificazioni storiche di questa dottrina che oggi si trovano in rotta di collisione.

Il primo, il Giusnaturalismo Moderno e Razionale, è stato sviluppato da pensatori come Hobbes e Locke, sostiene che il diritto naturale sia un sistema di norme che la ragione umana può scoprire autonomamente, indipendentemente dalla fede. Questo pensiero è alla base del costituzionalismo liberale e dei diritti umani universali.

Il secondo, il Giusnaturalismo Teologico, afferma che la legge naturale è una proiezione della legge eterna di Dio. La ragione umana serve solo a scoprire ciò che Dio ha già stabilito.

La destra religiosa moderna opera un recupero selettivo di questa seconda forma. Per Kirk e i suoi seguaci, la legge naturale non è il frutto di un accordo razionale per la coesistenza delle libertà (come in Kant), ma l’imposizione di un ordine divino immutabile. In questa visione, la proprietà privata, la struttura della famiglia tradizionale e la morale sessuale non sono evoluzioni storiche, ma decreti celesti.

La limitazione della libertà in nome del Naturale

Le conseguenze politiche di questo approccio sono drastiche. Identificando la propria agenda politica con la volontà divina, la destra religiosa trasforma ogni opposizione in un atto di empietà. Se il diritto alla vita o la definizione di famiglia sono naturali e immutabili, allora l’aborto, l’eutanasia o i diritti LGBTQ+ non sono semplici divergenze di opinione, ma perversioni innaturali.

Mentre il giusnaturalismo liberale è servito a espandere la sfera dei diritti individuali, il giusnaturalismo teologico di Kirk viene utilizzato come uno strumento di contrazione delle libertà. Si invoca un ordine superiore per giustificare posizioni reazionarie e anti-moderniste, con l’obiettivo di restaurare un passato idealizzato in cui la legge dello Stato coincida con il dogma religioso.

Hobbes, Locke e Kirk

Per comprendere il quadro generale, è fondamentale mettere a confronto – inevitabilmente in modo schematico – il giusnaturalismo teologico di Kirk con i padri del giusnaturalismo moderno: Thomas Hobbes e John Locke. Se Kirk usa la Natura come sinonimo di Volontà Divina, i filosofi della modernità hanno usato la “Ragione” per separare il diritto dalla religione, gettando le basi per lo Stato laico e liberale. Per Charlie Kirk, l’ordine naturale è un insieme di valori morali oggettivi stabiliti da Dio.

Per Thomas Hobbes, invece, lo stato di natura è un caos violento (bellum omnium contra omnes, la guerra di tutti contro tutti). Per Hobbes, le leggi di natura non sono comandamenti morali ma “precetti della ragione”, e, sulla sovranità, mentre Kirk vorrebbe che le leggi dello Stato si piegassero a una morale religiosa preesistente, Hobbes sostiene che la legge è creata dal sovrano (il Leviatano) per evitare che gli uomini si uccidano tra loro. Per Hobbes, giusto o sbagliato sono categorie successive alla creazione dello Stato, mentre Kirk effettua un vero ribaltamento imponendo un “giusto” trascendente che scavalchi anche l’autorità dello Stato.

John Locke, il padre del liberalismo, fonda i Diritti Naturali Inalienabili – vita, libertà e proprietà – su basi esclusivamente razionali mentre Kirk le cita con un’impronta messianica. Per Locke la Ragione è limite al Potere e giustifica la ribellione contro un sovrano che viola i diritti naturali. Kirk usa una retorica simile, ma con una differenza pericolosa: per Locke la resistenza deve ripristinare la libertà razionale; per la destra religiosa la resistenza serve a imporre un’egemonia teologica.

Il punto di massima frizione di Locke con il mondo MAGA è proprio sulla tolleranza religiosa. Locke, nella sua Lettera sulla tolleranza, sostiene che lo Stato non deve occuparsi della salvezza delle anime, ma solo dei beni civili. La religione è una scelta privata.

Lo scontro con la scienza: Jared Diamond e l’antropologia

L’aspetto più stridente della destra religiosa è il suo persistente rifiuto del metodo scientifico, spesso sostituito da una visione magica o creazionista della realtà. Qui l’analisi si sposta dal piano ideologico a quello empirico. Se la destra religiosa sostiene che esista una natura umana fissa e universale, l’antropologia moderna – e in particolare il lavoro di Jared Diamond – dimostra l’esatto contrario. Smonta l’idea di una natura umana statica, di un’evoluzione culturale ovunque lineare: non esiste alcun piano divino né un diritto naturale (che avrebbe peraltro favorito l’Occidente), ma solo una serie di fattori materiali.

Nel suo capolavoro Armi, acciaio e malattie, Diamond demolisce l’idea che lo sviluppo delle civiltà dipenda da una superiorità morale o biologica innata, dimostrando che le società e le culture umane sono il risultato di una complessa interazione tra fattori geografici, ambientali e biologici. Ancora più rilevante è l’opera Il mondo fino a ieri, in cui Diamond analizza le società tribali.

Studiando queste comunità, emerge che ciò che Kirk definisce naturale (come la famiglia nucleare o certi sistemi di giustizia) è in realtà solo una delle innumerevoli soluzioni che gli esseri umani hanno adottato per affrontare le sfide ambientali. Le società umane hanno sperimentato forme di organizzazione sociale, gestione delle risorse, sistemi di giustizia e moralità sessuale spesso diametralmente opposte a quelle considerate naturali dal giusnaturalismo religioso. La scienza ci dice che la cultura è un processo dinamico di adattamento, non l’applicazione di un modello trascendente. La “natura umana” di cui parla Kirk è, di fatto, una costruzione culturale datata, che egli tenta di spacciare per verità eterna.

Conclusioni: un’arroganza epistemologica

In ultima analisi, il conflitto tra il giusnaturalismo teologico e la modernità è un conflitto di natura epistemologica: riguarda cioè il modo in cui decidiamo cosa sia vero. L’approccio scientifico e razionalista moderno accetta il limite, la revisione e la complessità. Riconosce che le norme sociali sono contratti storici suscettibili di miglioramento.

Al contrario, la postura di Charlie Kirk e della destra religiosa si fonda su un’arroganza intellettuale che non ammette repliche. Definire le proprie preferenze politiche come “leggi divine” è un modo per sottrarsi al dibattito democratico.

Mentre Diamond ci insegna che siamo una specie flessibile e adattiva, e i filosofi moderni ci insegnano che il diritto nasce dalla ragione e dal consenso, la destra religiosa propone un ritorno a una visione pre-moderna. In questa visione, la verità non si cerca attraverso l’esperimento scientifico (Diamond) o il dibattito razionale (Kant/Locke), ma si riceve per fede.

Emerge chiaramente che la visione di Charlie Kirk non è una semplice “opinione politica”, ma un tentativo di smantellare l’architettura della modernità. Il pericolo della nuova destra religiosa non risiede solo nelle sue politiche concrete, ma nella sua volontà di riportare l’Occidente a un’epoca pre-kantiana, dove la legge non è più espressione della libertà dei cittadini, ma riflesso di una rivelazione interpretata da pochi.

In un mondo che richiede flessibilità e cooperazione per affrontare sfide globali, il ritorno a un giusnaturalismo rigido e dogmatico rappresenta non solo un arretramento culturale, ma un rischio concreto per la tenuta delle nostre democrazie: se Kirk ha “ragione per diritto divino”, il dialogo diventa impossibile e la democrazia – che è il sistema del dubbio e del compromesso – rischia di collassare sotto il peso di verità assolute che non appartengono a questo mondo, ma vengono usate brutalmente per governarlo.

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