Che ve ne sembra dell’America?
Capitolo 5

Verso la tecno-autocrazia
Project 2025: Il manuale per l’efficienza autoritaria
Se Andreessen e Thiel sono le menti che hanno immaginato il futuro, come raccontato nel precedente capitolo, Project 2025 è il manuale, il braccio operativo di questa visione. Il mastodontico piano politico, oltre 900 pagine intitolate Mandate for Leadership, è stato creato dal potentissimo think thank conservatore Heritage Foundation per tracciare la guida repubblicana verso un Paese in cui l’efficienza tecnologica e il controllo centralizzato sostituiscono l’attuale burocrazia.
Possiamo descriverlo come il tentativo di trasformare gli Stati Uniti in una sorta di Brave New World di destra, rubando il titolo a Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley, capolavoro della letteratura distopica del 1932 secondo cui il controllo sociale non si realizza attraverso la censura: mentre George Orwell in 1984 temeva infatti che i libri venissero banditi, possiamo dire che Huxley temeva non ci sarebbero state più ragioni di bandirli, perché nessuno avrebbe più voluto leggerli. I punti fondamentali del progetto repubblicano sono inequivocabili e mirano a due obiettivi principali.
Il primo è l’accentramento del potere, prevedendo di affidare al Presidente il controllo diretto su agenzie storicamente indipendenti come il Dipartimento di Giustizia (DOJ) e l’FBI. L’obiettivo dichiarato è smantellare il Deep State, ovvero la burocrazia federale composta da funzionari di carriera che garantisce la continuità dello Stato oltre le alternanze politiche.
Il secondo è la revisione profonda di tutti i pilastri sociali ed economici. Si parla apertamente di remigrazione, la più grande operazione di espulsione forzata di massa della storia americana, accompagnata dall’eliminazione dei programmi sulla diversità e inclusione (DEI) e dallo smantellamento delle agenzie di protezione ambientale (EPA).
I sostenitori di Project 2025 lo vedono come l’unico modo per ripulire Washington, ma nella realtà si tratta di un manuale per l’autoritarismo votato a distruggere l’equilibrio dei poteri (i famosi checks and balances) su cui si fonda la democrazia americana. È, in sostanza, la visione di un’America gestita come un’azienda: massima efficienza, comando centralizzato e tecnologia al servizio di una visione ideologica precisa.
Ai Tech Bro della Silicon Valley questo piano piace molto perché promette di deregolamentare massicciamente l’Intelligenza Artificiale e il settore delle criptovalute, eliminando i lacci della burocrazia governativa.

L’esperimento Minneapolis e il ruolo dell’ICE
Non dobbiamo guardare alle trasformazioni descritte come a un mero esercizio ideologico portatore, forse, di una minaccia futura, ma come a una minaccia reale in atto. L’esempio più eclatante è ciò che sta accadendo nella città-santuario di Minneapolis, teatro di un esperimento di controllo sociale senza precedenti. Qui l’ICE (l’agenzia per l’immigrazione) agisce come una forza d’urto per attuare deportazioni di massa, appoggiandosi alle tecnologie fornite dalle aziende dei Tech Bro.
Queste operazioni di polizia poggiano sul tracciamento sistematico di manifestanti e immigrati. Se Andreessen e Thiel sono le menti che hanno immaginato questo futuro e il Project 2025 è il manuale, l’ICE è la il braccio armato necessario per ripulire il campo dai soggetti considerati non idonei a questo nuovo ordine sociale.
Palantir e il software Elite
Per i giganti del tech, tutto questo si traduce in affari lucrosi: la costruzione di arsenali tech che consentono la profilazione di ignari cittadini attraverso l’incrocio di tutti i database disponibili. Al centro di questo sistema di sorveglianza siede la Palantir Technologies, l’azienda di Peter Thiel, leader mondiale nell’analisi dei Big Data. Il software principe di questo settore, indicato con l’acronimo Elite (Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement), è un’applicazione progettata specificamente per l’ICE.

Grazie a un’ordinanza esecutiva di Trump, questo software può legalmente incrociare dati che ordinariamente dovrebbero restare separati come, a mero titolo d’esempio, registri medici, database della previdenza sociale, dati del fisco (IRS), intercettazioni cellulari, lettori di targhe e telecamere di sorveglianza. Saltano così tutte le garanzie costituzionali che tutelano i dati dei cittadini, quella che chiamiamo privacy.
Elite consente agli agenti di visualizzare su una mappa i quartieri con la più alta densità di persone bersaglio individuate, aggregando dati da tutte le fonti disponibili. È quindi una sorta di Google Maps orientato alle deportazioni e tutto questo, seguendo il filo logico già messo in campo, prefigura un mondo governato dalle scorciatoie operative di forze federali repressive, come l’ICE, che operano sotto l’inquietante controllo di algoritmi.
Erosione della sovranità
Attraverso società come Palantir (da lui co-fondata), Thiel promuove l’idea che la sicurezza e l’ordine sociale debbano essere garantiti dall’analisi dei dati e dagli algoritmi, piuttosto che da mediazioni politiche o dibattiti pubblici. Ma l’integrazione del software di Palantir nei sistemi di sicurezza solleva preoccupazioni che vanno oltre la semplice questione della privacy, toccando i pilastri dello Stato di diritto e della sovranità nazionale.
Se poi consideriamo che Palantir sta operando la sua integrazione anche nei sistemi di sicurezza europei di polizia, intelligence e difesa sorgono spontanee ulteriori preoccupazioni sull’erosione della sovranità digitale. Il governo USA potrebbe accedere a dati sensibili europei tramite il Cloud Act che obbliga le aziende americane a fornire ogni tipo di dati ai propri servizi di intelligence? Una volta che un’agenzia di sicurezza europea abbia strutturato i suoi dati e i processi operativi su questa piattaforma, sarà possibile migrare a un’alternativa o sarà di fatto ostaggio tecnologico di Palantir?
Lo spostamento del potere decisionale
Se aggiungiamo l’approccio dottrinale di Thiel di controllo monopolistico del mercato – se ne è parlato nel precedente capitolo – non dovrebbe stupire il fatto che il suo software sia proprietario e protetto da segreto commerciale. Ciò significa che gli organismi di controllo nazionali non hanno accesso alla logica interna degli algoritmi e ciò impedisce di verificare come il software colleghi i puntini tra i diversi database.
La mancanza di audit – quei processi di esame, verifica e controllo condotto da un esperto (l’auditor) per accertare che un’attività o un’organizzazione stia operando in modo corretto – crea interrogativi oltre che sulle logiche degli algoritmi, anche su quali parametri operativi vengano di fatto forniti alla macchina. Si crea così uno spostamento del potere decisionale su chi arrestare o chi sorvegliare che passa dall’uomo alla macchina e, se un agente agisce basandosi su un punteggio di rischio generato dal software senza capire come sia stato calcolato, viene compromesso il diritto di difesa del cittadino.
Abusi di funzione
Con queste premesse logiche, è reale il rischio che intervengano algoritmi o parametri basati su bias discriminatori, una sorta di razzismo algoritmico concretizzabile sulla base di dati storici inseriti nel sistema che contengono pregiudizi. L’intelligenza artificiale, partendo da lì, non farà altro che amplificare questi bias, sottoponendo a una sorveglianza sproporzionata comunità sempre più marginalizzate.
Dobbiamo realizzare che la potenza di questi strumenti è tale da rendere sottile il confine tra prevenzione del crimine e la sorveglianza di massa. I contratti recenti di Palantir (come quelli nel Regno Unito) pare permettano l’analisi delle opinioni politiche, degli orientamenti sessuali e dei dati sanitari. Senza una supervisione legale rigorosa, questi strumenti possono essere praticamente usati non solo per il contrasto al terrorismo o alla criminalità organizzata ma anche per monitorare dissidenti o gruppi di attivisti.
Di fatto lo scandalo Paragon, esploso nel nostro paese tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, è un caso emblematico di abuso di funzione nonché uno dei casi di cyberspionaggio più significativi degli ultimi anni in Italia. Al centro della vicenda c’era lo spyware Graphite, prodotto dall’azienda israeliana Paragon Solutions.
Influenze
Si prefigura un mondo governato da algoritmi non neutri, i cui parametri sono decisi da aziende private che siedono allo stesso tavolo del Presidente degli Stati Uniti ma con un’idea di sé da Stato Privato, monopolisti di servizi indispensabili al raggiungimento degli obiettivi delle Amministrazioni, la cui sovranità sui Paesi erodono progressivamente spostando altrove il potere decisionale.
E se guardiamo come figure quali quella di Peter Thiel si stia insinuando nei gangli della politica statunitense, il prospetto di un futuro sotto il controllo di questa élite tech si fa veramente inquietante. Un partner storico di Thiel e co-fondatore di Founders Fund, Ken Howery, è stato nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Danimarca durante il primo mandato di Trump. Questo legame ha alimentato l’idea che gli interessi privati di Thiel e dei suoi alleati siano allineati con le ambizioni strategiche degli USA sull’isola.
David Sacks à un altro alleato di Thiel: membro della PayPal Mafia, è diventato consulente per le politiche su AI e Criptovalute. Ma il legame più importante è quello con JD Vance di cui si può dire Thiel sia il mentore. Il rapporto tra i due non è solo politico, ma professionale e personale. L’incontro avvenne a Yale. Lì Theil nel 2011 tenne un discorso che Vance ha definito come il momento più significativo della sua formazione. Poi l’assunzione di Vance nella società di investimento di Thiel, la Mithril Capital, e infine il finanziamento da parte di Thiel della società di venture capital di Vance, Narya Capital.
Thiel è stato anche il principale architetto della carriera politica di Vance. Nel 2022 ha donato la cifra record di 15 milioni di dollari per sostenere la sua campagna per il Senato in Ohio, una spinta decisiva che ha permesso a Vance di farsi notare da Trump. Attraverso il finanziamento e il suo aperto sostegno a candidati come J.D. Vance (oggi Vicepresidente), Thiel ha portato le sue idee contrarian nel cuore del potere politico. Egli rappresenta oggi il punto di congiunzione tra il capitale della Silicon Valley, il pensiero filosofico reazionario e l’apparato repressivo dello Stato, rendendolo una delle figure più influenti e inquietanti del secolo.
La nuova coalizione verso la Tecno-autocrazia
Chiudo questo capitolo chiarendo quale sia l’anello di congiunzione tra l’élite dei Tech Bro e la base di consenso di Trump. L’operazione politica è di una semplicità disarmante: la lotta all’immigrazione è stata decisiva per Trump in campagna elettorale e ad oggi rimane l’unico punto di vera forza presso la sua base MAGA. Specialmente dopo i fallimenti economici e le ambiguità in politica estera, dall’incompresa ossessione per la Groenlandia al mancato stop delle proiezioni di forza militare in giro per il globo (Iran, Venezuela). Tuttavia, Trump può giocare questa carta solo attraverso il sostegno tecnologico dei Tech Bro e di Palantir.
Questa coalizione tra nostalgici vestiti di pelli che assaltano Capitol Hill per fermare il tempo e fanatici che rincorrono il dominio inventando la tecnologia di là da venire è ciò che oggi governa l’America. Il prezzo che Trump deve pagare per tenere in vita questa alleanza è la marcia forzata verso la Tecno-autocrazia Le domande stesse se la democrazia riuscirà a governare la società della sorveglianza, se riuscirà a costruire un equilibrio tra libertà e sicurezza, sono state superate da tempo dalla piattaforma politica di Land e Yarvin, che oggi funge da vero manifesto per il futuro degli Stati Uniti nella prospettiva Vance 48°.
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