Luhansk 2014 e l’inizio della guerra nel Donbas raccontati da un osservatore OSCE

Andrea Cellino, Team Leader della missione OSCE a Luhansk tra il 2014 e il 2015, ha coordinato gli ispettori incaricati di monitorare la zona sotto il mandato degli accordi di Minsk. Il suo incarico era di osservare e riferire sugli sviluppi politici e di sicurezza dopo il Maidan e l’annessione russa della Crimea.

Nel suo lungo articolo/memoria pubblicato in inglese su Meduza il 28 giugno 2024 (ripreso poi in italiano in versione ridotta su Il Foglio un mese più tardi), Cellino ricostruisce i primi giorni del conflitto a distanza di dieci anni, quando nulla era ancora definito: né le linee del fronte, né l’identità degli attori in campo. I gruppi armati che occupavano edifici pubblici si presentavano come milizie locali e il linguaggio dominante parlava di separatisti, ma tra di loro circolavano già figure legate al mondo dei veterani e dei servizi di sicurezza russi. E mentre la Russia di Vladimir Putin restava formalmente defilata, la sua influenza, però, era di fatto già visibile: nelle armi, nella propaganda, nel coordinamento che emergeva dietro la facciata di una protesta spontanea.

Cellino, in particolare, fa riferimento a Igor Girkin (Strelkov), ex ufficiale dell’FSB, come esempio emblematico di quei comandanti che operavano nel Donbas pur senza un riconoscimento ufficiale, contribuendo in modo decisivo alla militarizzazione della rivolta. Oltre a Girkin, l’autore richiama anche la figura di Vladislav Surkov, indicato come uno degli architetti della gestione ibrida del conflitto, citando anche implicitamente il precedente della Crimea guidata da Sergey Aksyonov, che nel 2014 rappresentava per molti militanti nel Donbas il modello di una presa del potere rapida e normalizzata.

La missione OSCE operava senza strutture adeguate, in condizioni precarie, cercando di collaborare con autorità ucraine, attivisti filo-russi e cittadini comuni, in un clima di crescente intimidazione. Cellino descrive una violenza già carica di segnali premonitori: posti di blocco improvvisati, armi che circolano liberamente, propaganda, paura. Un conflitto che stava rapidamente sfuggendo di mano.

Nel racconto di Cellino, Luhansk del 2014 emerge come l’anticipazione di ciò che sarebbe seguito: una guerra lunga, normalizzata e per troppo tempo sottovalutata. Con il senno di poi, scrive l’autore, è evidente che quei giorni segnarono l’inizio di una guerra che l’Europa non seppe — o non volle — riconoscere fino in fondo.

FONTI

Articolo apparso su Meduza il 28/6/24

Intervista ad Andrea Cellino su YouTube

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