La Crimea, dall’antichità a oggi
La storia della Crimea affonda le sue radici nell’antichità. Già nel VII secolo a.C. la penisola era abitata dai cimmeri e dai tauri, popolazioni di cui si hanno le prime testimonianze storiche. Durante il periodo classico, la sua posizione strategica favorì lo sviluppo di importanti colonie greche e, successivamente, romane, che ne fecero un nodo commerciale e culturale del Mar Nero.

Tra il 987 e il 989, la Crimea entrò in modo significativo nella storia dell’Europa orientale quando il principe Volodymyr di Kyiv assediò la fortezza di Chersoneso. In seguito a questi eventi sposò Anna, sorella dell’imperatore bizantino Basilio II, e abbracciò il Cristianesimo, un passaggio fondamentale per la cristianizzazione della Rus’ di Kyiv.
Nel XIII secolo la penisola fu invasa dai Mongoli, che posero fine ai domini precedenti e governarono la parte settentrionale come territorio dell’Orda d’Oro. Da questo contesto emerse, nel 1441, il Khanato di Crimea, retto dai Tatari di Crimea, che nel 1449 si rese formalmente indipendente dall’Orda d’Oro. Tuttavia, nel 1475, l’Impero Ottomano estese il proprio controllo sulla regione, trasformando il Khanato in uno Stato vassallo.
Un cambiamento decisivo avvenne nel 1783, quando l’Impero Russo annetté il Khanato di Crimea a seguito delle guerre russo-turche. Nel XIX secolo la penisola divenne teatro di uno dei principali conflitti europei dell’epoca: la Guerra di Crimea del 1854. L’alleanza tra Impero ottomano, Francia, Gran Bretagna e Regno di Sardegna sconfisse la Russia, che perse il controllo della Crimea e della propria flotta sul Mar Nero. In questo periodo venne costruita anche la prima ferrovia in territorio ucraino, collegando Balaklava a Sebastopoli.
Con la nascita dell’Unione Sovietica, nel 1921 la Crimea divenne una Repubblica Socialista Sovietica Autonoma all’interno della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, status che mantenne fino al 1945. Durante la Seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1944, la Crimea fu occupata dalla Germania nazista nell’ambito dell’Operazione Barbarossa; l’assedio di Sebastopoli, tra il 1941 e il 1942, rappresentò uno degli episodi più drammatici del conflitto. Nel 1944 l’Armata Rossa riconquistò la penisola e, nello stesso anno, e i Tatari di Crimea furono deportati in massa in Asia Centrale, accusati collettivamente di collaborazionismo con i nazisti.

Nel 1954, il leader sovietico Nikita Chruščëv trasferì amministrativamente la Crimea dalla Russia all’Ucraina. La decisione fu motivata da ragioni economiche e logistiche: la penisola, separata geograficamente dalla Russia dallo stretto di Kerč, dipendeva quasi interamente dalle infrastrutture e dai rifornimenti provenienti dal territorio ucraino.
Con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, la Crimea rimase parte dell’Ucraina indipendente. Il referendum del 1° dicembre 1991 confermò l’indipendenza ucraina anche nella penisola, con il 57% di voti favorevoli a Sebastopoli e il 54% nel resto della Crimea, a fronte di un’affluenza pari all’87%. L’anno successivo, nel 1992, la Crimea ottenne lo status di Repubblica autonoma all’interno dell’Ucraina, dotata di un proprio parlamento, il Consiglio Supremo, e di una legislazione speciale subordinata a quella ucraina. Sebastopoli, invece, acquisì uno statuto di municipalità speciale.
Nel 1997 Russia e Ucraina firmarono il Trattato di amicizia, cooperazione e partenariato, noto come “Grande Trattato”, con il quale Mosca riconosceva formalmente la sovranità ucraina sulla Crimea e l’inviolabilità dei confini esistenti. Il trattato prevedeva inoltre la concessione alla Russia dell’uso della base navale di Sebastopoli in cambio del pagamento di un canone di locazione.
La situazione cambiò radicalmente nel 2014. In seguito alla rivoluzione di Majdan e alla destituzione del presidente ucraino Viktor Janukovyč, la Russia avviò una guerra ibrida, occupando la Crimea con forze speciali prive di mostrine e intervenendo successivamente anche nella regione del Donbas. Il 16 marzo 2014 si tenne in Crimea un referendum farsa, non riconosciuto dalla comunità internazionale, che si svolse in assenza di osservatori indipendenti e con la presenza di forze militari russe. Due giorni dopo, il presidente Vladimir Putin firmò la legge che sanciva l’annessione della Crimea e della città di Sebastopoli alla Federazione Russa. Con tale annessione, la prima di un territorio appartenente a uno Stato sovrano in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale, venne abolito lo statuto di Repubblica autonoma della Crimea.