Il mito dell’invincibilità russa e Il Lend-Lease Act
Quante volte, nell’arco degli ultimi quattro anni, abbiamo sentito ripetere come un mantra la sentenza: La Russia non può essere sconfitta?
Questa affermazione non è un semplice giudizio storico, ma un pilastro del revisionismo del Cremlino, costruito per proiettare un’immagine di potenza eterna e inevitabile. Per Mosca, rivendicare l’invincibilità significa esigere lo status di superpotenza intoccabile, minacciare conseguenze apocalittiche a chiunque osi opporsi e mantenere una posizione di forza assoluta in ogni ambito negoziale. Per il pubblico occidentale, spesso esposto alla disinformazione sistematica, questa narrazione risulta più seducente e profonda di un crudo invito alla resa rivolto agli ucraini. Viene presentata come una lezione magistrale della Storia, spesso veicolata da commentatori e accademici che si fanno megafoni delle tesi moscovite.

Eppure, se si osserva il passato senza il filtro della propaganda, emerge una realtà diversa: dal XX secolo a oggi, la Russia ha subito numerose e cocenti sconfitte, molte delle quali hanno portato al collasso dei suoi sistemi di potere, dalla caduta dell’Impero Zarista alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Nonostante ciò, in un’Italia segnata da un preoccupante declino della qualità dell’informazione e da tassi di scolarizzazione non sempre adeguati, il mito dell’invincibilità russa continua a riemergere nel dibattito pubblico.
In questo contesto, la Grande Guerra Patriottica (1941-1945) non è solo un evento storico, ma la pietra angolare su cui il regime di Putin ha edificato l’ideologia della rinascita imperiale. Fu certo una grande vittoria sovietica, pagata a carissimo prezzo, ma, se crediamo per questo alla millantata idea di una Russia che non può essere sconfitta, va detto da subito con chiarezza che fu in realtà l’unica vera grande vittoria del Cremlino da inizio ‘900 in poi, a meno che non si voglia chiamare vittoria l’invasione ungherese del ’56, quella cecoslovacca del ‘68 o la distruzione di Groznyj durante la seconda guerra cecena.
Nella sua ricorrenza, ogni 9 maggio, la Piazza Rossa diventa il palcoscenico di una parata che non celebra solo la vittoria sul nazismo, ma promuove con la spettacolarizzazione l’idea di un autarchico eccezionalismo russo. E la narrazione ufficiale suggerisce che l’URSS abbia combattuto e vinto pressoché da sola, ignorando deliberatamente il contesto della coalizione alleata. A coniugare la postura minacciosa di cui si è già detto, questa vittoria viene oggi manipolata per creare parallelismi con l’attuale aggressione – la denazificazione – dell’Ucraina. È un’operazione di riscrittura che cancella i meriti dei popoli non russi dell’Unione e, soprattutto, omette i pilastri esterni che permisero a quel sistema di non crollare sotto l’urto della Wehrmacht.

Se vogliamo analizzare la reale invincibilità russa, dobbiamo guardare a ciò che il Cremlino cerca di nascondere: il Lend-Lease Act, il colossale programma di aiuti statunitense che fu il vero polmone artificiale dell’Armata Rossa. Prima di addentrarci nei dati del Lend-Lease, è doveroso fare una precisazione terminologica: l’Unione Sovietica non era la Russia. L’URSS era una federazione complessa e multietnica. Sebbene il nucleo moscovita esercitasse un potere coloniale interno, l’omologazione del termine sovietico con russo è un errore storico e politico. Questo equivoco ha conseguenze dirette sulla percezione del conflitto odierno. Quando parliamo di invincibilità russa riferendoci alla Seconda Guerra Mondiale, dimentichiamo che il contributo di sangue ucraino fu immenso: secondo le stime, tra il 40% e il 44% delle perdite umane totali dell’intera Unione Sovietica riguardò cittadini ucraini. Senza il sacrificio dei popoli che oggi Mosca bombarda, la vittoria del 1945 non sarebbe stata possibile. Appropriarsi in modo esclusivo di quel trionfo è un atto di sciacallaggio storico teso a giustificare l’attuale neo-imperialismo.
Per capire perché gli aiuti americani furono decisivi, bisogna analizzare la situazione militare tra il 1941 e il 1943. La strategia tedesca, basata sulla Blitzkrieg (guerra lampo), puntava a risolvere il conflitto a est in tempi brevissimi. Nonostante successi operativi impressionanti, Hitler commise un errore strategico fatale: sottovalutò le necessità logistiche necessarie per coprire distanze immense verso Mosca, il Baltico e il Caucaso. A partire dall’estate del 1943, dopo la battaglia di Kursk, la guerra cambiò natura, trasformandosi in una guerra di logoramento. In questo scenario, la vittoria non appartiene più a chi ha i generali più brillanti, ma a chi possiede le risorse industriali, alimentari e tecnologiche per resistere più a lungo. È qui che l’intervento degli Stati Uniti sposta l’ago della bilancia. Senza il supporto logistico americano, l’URSS non avrebbe avuto la capacità di passare dalla difesa disperata alla controffensiva travolgente.
Mentre la storiografia sovietica e russa ha sempre descritto il Lend-Lease come un contributo marginale (quantificato simbolicamente intorno al 4% della produzione totale), i dati reali raccontano una storia di dipendenza vitale. Tra l’ottobre 1941 e il luglio 1945, gli USA inviarono beni per circa 11 miliardi di dollari dell’epoca, equivalenti a oltre 250 miliardi di dollari attuali. Il supporto logistico fu l’ossatura delle avanzate dell’Armata Rossa verso Berlino:
- Mobilità: Gli Stati Uniti fornirono oltre 400.000 camion e jeep (tra cui i celebri Studebaker e Willys). Per fare un paragone, l’URSS ne produsse meno di 200.000 in tutto il periodo bellico. Senza questi mezzi, l’esercito sovietico sarebbe rimasto un’immensa forza appiedata, incapace di manovre rapide e profonde.
- Ferrovie: La logistica ferroviaria russa fu letteralmente salvata dagli americani, che inviarono 2.000 locomotori e 11.000 vagoni. Questo permise alle fabbriche sovietiche di smettere di produrre treni per concentrarsi esclusivamente sulla costruzione di carri armati T-34 e artiglieria.
- Mezzi da combattimento: Furono consegnati 14.000 aerei e 13.000 carri armati. Sebbene i carri sovietici fossero eccellenti, la quantità americana permise di mantenere la pressione costante sul fronte.
Il contributo americano non si fermò ai prodotti finiti, ma riguardò la linfa vitale dell’industria. Gli USA inviarono quantità enormi di materie prime, scarse in Unione Sovietica: alluminio, rame, manganese e carbone. L’alluminio americano, in particolare, rappresentava il 42% del totale utilizzato dall’URSS per costruire i propri aerei.
Ancora più critico fu il supporto energetico. Gli Stati Uniti inviarono oltre 2,7 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi. È un dato spesso taciuto, ma oltre il 50% del carburante ad alto numero di ottani consumato dall’aviazione sovietica era di produzione americana. Senza quel carburante, gli aerei russi non avrebbero potuto decollare o avrebbero avuto prestazioni inferiori a quelli della Luftwaffe. A ciò si aggiunge l’invio di intere tecnologie produttive, come una fabbrica di pneumatici Ford completa, smontata negli USA e rimontata in territorio sovietico per garantire le forniture di gomma ai veicoli militari.
Prima ancora delle armi, fu il cibo statunitense a impedire il collasso del sistema sovietico. L’invasione nazista aveva privato l’URSS delle terre agricole più produttive (Ucraina e Caucaso), portando la produzione di grano da 95 a 29 milioni di tonnellate in soli due anni. Con milioni di persone sull’orlo della fame, il cibo divenne la priorità assoluta del programma Lend-Lease tra il 1942 e il 1943. Gli americani inviarono 4,5 milioni di tonnellate di viveri.
Nel 1943, gli aiuti alimentari statunitensi garantivano il 17% delle calorie e il 50% dei grassi consumati dai soldati al fronte. Lo SPAM (carne di maiale in scatola) divenne così comune tra le truppe sovietiche da essere ironicamente soprannominato il secondo fronte. Senza queste forniture, l’Armata Rossa non sarebbe stata sconfitta dai proiettili tedeschi, ma dalla fame e dalla denutrizione.
Nonostante la propaganda postbellica ufficiale, tesa a esaltare l’autarchia sovietica, i vertici del Cremlino erano perfettamente consapevoli della realtà. Durante la Conferenza di Teheran nel 1943, lo stesso Stalin ammise in un brindisi:
«Le cose più importanti in questa guerra sono le macchine… Gli Stati Uniti sono un paese di macchine. Senza le macchine ricevute tramite il Lend-Lease, avremmo perso la guerra».
Anni dopo, nelle sue memorie, Nikita Krusciov (che visse il fronte come commissario politico a Stalingrado) fu ancora più esplicito. Attribuì alla logistica americana il merito delle grandi offensive del 1944 e 1945, sottolineando che senza i camion Studebaker la manovrabilità sovietica sarebbe stata nulla e le perdite umane, già colossali, sarebbero state insostenibili. La sua conclusione fu un monito che oggi il Cremlino ha dimenticato:
«Non dovremmo vantarci di aver sconfitto i tedeschi da soli».
Oggi, il revisionismo storico moscovita ha trasformato la memoria della guerra in un’arma pedagogica tesa a giustificare l’ostilità verso quello che definiscono l’Occidente collettivo. Si vuole far credere che la Russia possieda un’invincibile forza intrinseca, mistica e autarchica, capace di resistere a tutto. Ma la Storia reale ci consegna un’immagine diversa, che si può riassumere in un singolo dettaglio tecnico.
Le immagini iconiche delle offensive sovietiche mostrano spesso i lanciarazzi Katyusha mentre scatenano l’inferno sulle linee tedesche. Quello che la propaganda russa raramente menziona è che il sistema d’arma RS-132 (il lanciarazzi) era montato quasi esclusivamente su autocarri Studebaker US6 prodotti in America. Quella combinazione – tecnologia d’attacco russa su logistica e mobilità americana – è la sintesi perfetta della vittoria nel 1945.
Ricordare il Lend-Lease non significa sminuire il sacrificio dei milioni di soldati sovietici che morirono in battaglia, ma riportare l’idea di invincibilità russa a una dimensione umana e coerente. La Russia non è invincibile per destino divino; è stata vittoriosa quando ha saputo integrarsi in una coalizione globale e ricevere il supporto vitale delle democrazie occidentali. Senza quel legame, la storia della Grande Guerra Patriottica avrebbe avuto un esito drammaticamente diverso.
RIFERIMENTI
Di grande interesse la pagina dedicata dal The National WWII Museum di New Orleans che può condurre a ulteriori approfondimenti seguendo i riferimenti in calce.
https://www.nationalww2museum.org/…/lend-lease-eastern…
Lanciarazzi Katyusha e autocarro Studebaker US6